logo.gif (1847 byte)

I nobili sono mobili

commedia comico-brillante di Nunzio Cocivera
ncocivera@tiscali.it

PERSONAGGI :1 Conte Ludovico
2 Contessa Floriana
3 Contessina Giovanna
4 Colono Don Ciccio
5 Moglie di Don Ciccio Cinzia
6 Figlio di Don Ciccio Nino
7 Signora Roberta (amante del conte e domestica)
8 Barone Mauro Mili

SCENA:             Salone o soggiorno di una casa di nobili in decadenza.

1° ATTO

All'apertura in scena la signora Roberta, la cameriera, che pulisce (donna sui trenta, abbastanza piacente e prosperosa).
(Da destra entra la Contessa, elegante, sui cinquant'anni, piuttosto brutta).

CONTESSA: Roberta, l'ha pulita la sala da bagno?

ROBERTA: Certo, ho messo pure le tovaglie pulite e il profumo, però dovete comprare lo spazzolino del water che si è rotto un’altra volta.

CONTESSA: Cosa? Lo hai rotto? Sei una danneggiatrice rompitutto.

ROBERTA: Ma che ho rotto! E’ tanto che lo avete rotto!

CONTESSA: Come ti permetti. maleducata!

ROBERTA: Ma se sono almeno tre anni che lo incolliamo e lo leghiamo col filo di ferro quello spazzolino! Compratene uno nuovo e non prendetevela con me!

CONTESSA: Io non capisco perché mio marito non ti licenzia, sei maleducata e manchi di rispetto.

CONTE: (Entra con aria da grande, con sigaro o pipa, vestito fuori moda, scarpe di colore rosso e giallo e cravatta. Età dai cinquanta in su).
(A Roberta) Lei esca!

CONTESSA: Vorrei sapere perché non la licenzi.

CONTE: Con la scarsa paga che le diamo non troveremmo nessuno, inoltre se la licenzio devo
darle la liquidazione e non abbiamo soldi!

CONTESSA: Certo! Tu quei pochi soldi che rende la tenuta li sprechi a donne, da sempre.

CONTE: Ricominci con questa storia? Io non ti ho mai tradita una volta.

CONTESSA: Ti vorrei credere, ma è difficile.

CONTE: Mi puoi credere, io non ti ho tradita, mai una volta sola. Sono fedele come Emilio col suo padrone!

CONTESSA: Usi parole e modi che sono un’offesa al tuo rango, ma da oggi userò una nuova tattica: tutte le sere dovrai fare il tuo dovere di marito, se non sarai all’altezza vorrà dire che mi hai tradita.

CONTE: A volte ha ragione Giovanna: altro che rango, siamo nel fango.

CONTESSA: Nel quale ci hai trascinato tu col tuo modo di fare.

CONTE: Basta, sei tu che ti ostini a ostentare una ricchezza che ormai non c’è più.

CONTESSA: Bisogna salvare le apparenze, in fondo siamo nobili.

CONTE: Certo dei poveri nobili.

ROBERTA: Signora c'è Cinzia ! (ESCE)

CONTE: Sei tu che col tuo ostentare lusso e benessere mi hai ridotto sul lastrico; feste, inviti... devi capire che non possiamo più sopportare quel tenore di vita che abbiamo fatto fino ad ora!

CONTESSA: Dobbiamo salvare le apparenze a tutti i costi!

CONTE: Al punto in cui ci troviamo non è più possibile!

CINZIA: (Entra una donna sui quarant’anni, piacente, casalinga, sporca e mal vestita) Permesso, Contessa?

CONTESSA: Avanti, oh sei tu! Che cosa vuoi?

CINZIA: Vi ho portato i cetrioli, i ravanelli, il peperoncino e una zucchina; li ho messi in cucina sul tavolo; ho portato pure le uova fresche per la contessina.

CONTESSA: Bene, puoi andare.

CINZIA: Grazie, Contessa; ossequi, signor Conte. (Fa per uscire)

CONTE: Cinzia, dimmi: tuo figlio è andato a scuola con mia figlia?

CINZIA: Sì, mio figlio le ha dato un passaggio, fanno la stessa strada e frequentano la stessa scuola.

CONTE: Grazie, vada. Senta, mi porti della frutta.

CONTESSA: Una volta i plebei non andavano con i nobili, non si capisce più nulla. Giovanna non mi ascolta, le ho detto mille volte di non andare e venire con Nino, è un rozzo contadino.

CONTE: Di cosa ti preoccupi, nostra figlia manterrà le distanze, ne sono sicuro, lei è così fine e nobile!

CONTESSA: Io ho paura che sarà lui a non mantenere le distanze.

CONTE Non crearti problemi, anzi ora che ci penso c’è il Barone Mauro che mi ha detto che vorrebbe conferire con noi.

CONTESSA: Il Barone vuole conferire con noi? Vuoi vedere che vuole Giovanna?

CONTE: Penso che potrebbe anche essere, perché prima mi ha detto che vorrebbe finalmente sposarsi: "mi sto ammuffendo" ha detto, per citare le sue precise parole.

CONTESSA: Come?

CONTE: Mi ha detto "mi sto ammuffendo", nel senso che vorrebbe una moglie, anche se un po’ ammuffito lo è lo stesso.

CONTESSA: Invitiamolo a casa, dai, però come facciamo? Siamo al verde!

CONTE: Ci vuole un prestito, faremo un’ipoteca sulla casa e sulla tenuta, poi col matrimonio sistemeremo tutto; oppure vendiamo qualche libro antico.

CONTESSA: No! I libri no. Nella libreria mio nonno e mio padre hanno investito dei capitali e quella è un capitale che lasceremo intatto; andiamo in banca, ipotecheremo la tenuta.

CONTE: (Chiama) Roberta. Roberta.

ROBERTA: Mi dica, signor Conte.

CONTE: La signora Cinzia porterà della frutta, mi faccia una bella macedonia. Noi usciamo.

CINZIA: (Li incrocia con la borsa) Buongiorno.

CONTE: La dia a Roberta. (ESCONO)

CINZIA: Ecco la frutta (solo due tipi di frutta, quella di stagione).

ROBERTA: (Urlando ) Con quella frutta dovrei fare la macedonia, ma che siamo matti?!

CINZIA: Senti, a me poco interessa quello che ci devi fare. Io ho quella frutta e quella ti porto, se non sei contenta la vai a comprare, così dato che vai al mercato ti attacchi un bel cartello con la
scritta "vendesi" e ti vendi anche tu, per te d’altronde è normale.

ROBERTA: Oh! donna agricola e villana! modera i termini! che vorresti insinuare?

CINZIA: Io sarò anche agricola, ma onesta; tu sei una malafemmina.

ROBERTA: Non ti permettere più di dire una cosa del genere, contadina!

CINZIA: Senti, io ti ho portato la frutta che avevo e basta, addio! (Fa per uscire)

ROBERTA: Hei! campagnola! E' tanto che mi stai sulle scatole con le tue risatine e insinuazioni, devi finirla.

CINZIA: Altrimenti che fai, lo dici al tuo amante? Fai schifo, sei...

ROBERTA: Cosa sono ... sentiamo.

CINZIA: Una parola ... non detta vale di più a volte, addio!
(Fa per uscire)

ROBERTA: (Guarda Cinzia) Sei meglio tu, guardati come sei...

CINZIA: Fuori sarò anche sporca, ma dentro sono pulita, fatti la macedonia e un esame di coscienza!

ROBERTA: Secondo te come la devo fare la macedonia!?

CINZIA: Ci metti delle zucchine, i ravanelli, i cetrioli, il peperoncino e un goccio di veleno.

ROBERTA: Oh! Io le zucchine te la tiro in testa!

CINZIA: Ehi! Chi ti credi di essere, sguattera!

ROBERTA:  Ah! E così io sarei la sguattera, e tu chi sei, una contadina colonica?

CINZIA: Io sono fiera di essere una contadina, tu invece sei la sguattera tuttofare del conte.

ROBERTA: Cosa significa tutto fare? Non ti permettere sai.

CINZIA: io mi permetto eccome! Tu puoi prendere in giro quella stupida della Contessa ma non me, io vedo e stravedo se voglio e io so che sei l'amante del conte.

ROBERTA: Diffamatrice e spiona.

CINZIA: Ma che spiona! Vi vedrebbe anche un cieco nei vostri sdolcina menti. Fate schifo! (Va via mimando i loro sdolcinamenti)

ROBERTA: (impreca) Maledetta zappaterra, cafona!

CONTESSINA: (Entra ventenne molto carina con dei libri in mano)
Che c’è Roberta? Perché hai quella faccia? Ti ho sentita urlare.

ROBERTA: Nulla, sto poco bene. ( Esce)

CONTESSINA: (Sistema i libri, poi ne guarda uno e dice): E' di Nino ! Ho sbagliato libro!

NINO: (Entra coetaneo della contessina in jeans con il libro) Permesso?

CONTESSINA: Pensavo proprio a te, ho scambiato il tuo libro con il mio.

NINO: Non l'hai scambiato tu. sono stato io.

CONTESSINA: E perché l'hai fatto?

NINO : Per rivederti di nuovo tesoro. (L’abbraccia)

CONTESSINA: (Si libera) Se ci vede qualcuno?

NINO : Prima o poi dovremo dirlo a tutti, io comincerò a dirlo ai miei.

CONTESSINA: Vedrai quante storie faranno! ( Si abbracciano)

COLONO: (Entra un uomo sui 45 anni, abito da lavoro, con una scatola in mano. Resta a guardare il figlio poi dice): Nino! Contessina! (Gli cade la scatola di mano)

NINO: Papà, io e lei...

CONTESSINA: Don Ciccio, io e Nino ci amiamo, avremmo voluto dirglielo diversamente, ma questi sono i fatti.

COLONO: Maria... Maria... Maria Santissima!

NINO: Papà, non é poi così terribile!

COLONO: L’hai detto a tua madre? (Rivolto ai figlio)

NINO: Non ancora ma lo farò.

COLONO: E lei ai suoi genitori?

CONTESSINA: No, ma lo farà al più presto.

COLONO: Chi spegnerà questo incendio! Maria! Maria! Contessina la prego ci può lasciare soli per un attimo?

CONTESSINA: Certo, ma mi chiami Giovanna, la prego. (Esce)

COLONO: (Al figlio) Ma tu più scuola fai più scemo diventi? Che credi di fare? (Raccoglie la scatola e la tiene in mano)

NINO: Oh io amo Giovanna, che c’è di male? Ci siamo innamorati.

COLONO: Vi siete innamorati! Maria, Maria!

NINO: Amo Giovanna non Maria! L’amo!

COLONO: L’ama! Lui l'ama! Maria, Maria!

NINO: Giovanna, papà, Giovanna.

COLONO: Giovanna che vuol dire Giovanna, zitto, non pronunciare quel nome.

NINO: Ma io l’amo!

COLONO: Tu non ami nessuno, per te lei non è una donna, è la Contessina.

NINO: Cosa c’è di così terribile?

COLONO: Nulla! Io, Don Ciccio, il colono della tenuta, dovrei presentarmi dal Conte e prospettargli il tuo matrimonio con la figlia... ma non essere ridicolo.

NINO: Andrò io a chiedere la sua mano.

COLONO: La sua mano! A te non daranno neanche un suo guanto.

NINO: Io l'amo e lei ama me.

COLONO: Ma non farmi ridere, levati dalla testa questi sogni impossibili.

NINO: Cosa c’è di così impossibile?

COLONO: Tutto! Ma ti rendi conto? Lei è una Contessina e tu un suo dipendente.

NINO: Lei è la donna che io amo e basta!

COLONO: (Urlando) Ma sei impazzito?

ROBERTA: (Accorre) Che c'è, che succede?

COLONO: Niente. La Contessa mi ha dato quella scatola, c'è dentro un po' di tutto, prepari dei drink, deve arrivare un ospite. (Prende il figlio per un braccio) Andiamo, rincretinito. (Lo trascina via).

ROBERTA: (Prende la scatola) Che c’è qua dentro, piombo? Mi vogliono far venire l'ernia e poi (la scuote) c’è qualcosa di rotto!

CONTESSINA: Roberta, e Don Ciccio?

ROBERTA: Sono andati via. Io vado in cucina.

CONTESSINA: Va bene, vai. (Resta in scena nervosa) Cosa gli avrà detto? Cosa faremo?

NINO: (Entra di corsa) Giovanna!

CONTESSINA: Nino! (Si abbracciano) Cosa ti ha detto tuo padre?

NINO: Ha fatto una scenata, mia madre piange, uno schifo!

CONTESSINA: Figuriamoci che faranno i miei, allora!

Si sente la voce del Conte che fuori dalla scena dice:

CONTE: Si accomodi, Barone.

ENTRANO IN SCENA IL CONTE, LA CONTESSA E UN UOMO SUI TRENTANNI BEN VESTITO.

NINO: Buongiorno, scusate. (Va via)

CONTE: Aspetta, Nino, ti presento il Barone Mauro.

NINO: Ossequi, Barone.

BARONE: (Con aria distaccata) Buongiorno (Nino esce)

CONTESSA: Barone, mia figlia.

BARONE: Onorato e abbagliato (fa il baciamano e tenendole la mano dice)
il sole si nasconde davanti a tanto splendore!

CONTESSINA: Piacere, Barone.

BARONE: Che meraviglia di figlia avete fatto, è perfetta (guardandola), proprio perfetta, ne mangerei una fetta ogni giorno!

CONTESSINA: Mi lasciate la mano, per favore, Barone.

BARONE: Non posso, la mia mano si rifiuta di lasciarla, avete una mano caldissima.

CONTESSINA: Si dice mano calda cuore freddo, non lo sapete? (tira via la mano).

BARONE: Somigliate in tutto alla mia sposa, mia moglie.

CONTE: Siete sposato?

CONTESSA: Come, Barone, voi siete...

BARONE: No, non sono sposato, sono celibe e nobile. Dicevo il mio ideale di sposa, il mio pensiero.

CONTESSINA: E pensa quanto vuoi.

BARONE: Cosa dici, mio divino splendore!

CONTESSINA: Ho detto che pensate molto, voi.

BARONE : Io sono un pensatore e vi pensavo nei miei sogni, nei miei giorni di passerotto innamorato.

CONTESSA: Barone, come siete galante, un poeta!

BARONE: Quando vedo un usignolo avvicinarsi a me canto come un passerotto innamorato.

CONTESSA: Cara, sei un usignolo per lui!

CONTESSINA: Ma posso diventare anche un rapace!

BARONE: Ed io mi farei rapire con gioia immensa, sarei vostro, la vostra preda.

CONTESSINA: I rapaci la preda prima la dilaniano e poi la mangiano.

CONTE: Mia figlia è molto spiritosa!

CONTESSA: Sì, tanto.

BARONE : Meglio, un po’ di brio ci vuole proprio, ci sta sempre.

CONTESSINA: Noi lo teniamo in cucina.

BARONE: Cosa?

CONTESSINA: Il brio per i piatti (ironica).

CONTE: E’ proprio spiritosa!

BARONE: Lo vedo e creda che per lei potrò essere come un passerotto innamorato.

CONTE: Mi scusi, Barone, ma perché come un passerotto innamorato?

BARONE: Perché non c’è essere più dolce di un passero in amore. Avete mai guardato un passero innamorato?

CONTESSINA: Lei da che cosa lo conosce un passero quando è innamorato?

BARONE: Da come si comporta, dal cinguettio dolce (e fischietta).

CONTESSINA: Siete un uccello perfetto, Barone.

BARONE: Io mi identifico in un colibrì, libero e leggero, leggiadro volteggio nel mondo.

CONTESSINA: Io penso che sarebbe più indicato il paragone col pavone, per lei (allusiva).

BARONE: Perché col pavone?

CONTE: La scusi, stava sicuramente scherzando.

CONTESSA: Certo, è una giocherellona.

CONTESSINA: Ma io parlavo seriamente.

CONTESSA: Come, seriamente!

CONTESSINA: Perché il pavone è un uccello davvero bello e poi è nobile come lei (al Barone).

BARONE: Grazie del complimento, ma mi dia del tu, mi chiami Mauro.

CONTESSINA: Mamma, non è il nome del caffè che usiamo?

CONTESSA: Giovanna!

CONTE : La scusi, la prego, Barone.

CONTESSINA: Ma perché? è un buon caffè, come lei.

BARONE: Io sarei un buon caffè?

CONTESSINA: Non il caffè, lei è dolce come il caffè se c’è lo zucchero.

BARONE: Grazie, certo sono convinto che noi andremo d’amore e d’accordo, frequenterò la vostra casa. Fra noi nobili dobbiamo frequentarci.

CONTESSINA: Sono lusingata e contenta che lei venga qui, soprattutto i miei genitori ne saranno entusiasti, non hanno molte occasioni per stare con i loro pari.

CONTE: Bene, andiamo di là ora, le offriamo qualcosa di fresco.

BARONE: Quando mi conoscerà un po’ meglio, diventerò sicuramente il suo passerotto innamorato.

CONTESSINA: E’ pericoloso con me, gliel'ho detto, io sono un rapace e i rapaci divorano i passeri.

BARONE: Mi lascerò divorare come una mantide dopo l'amore.

CONTE: Venga, Barone, le offriamo un drink.

BARONE: Grazie, ma sono astemio, ora devo proprio andare, ma ci vedremo presto (il Barone saluta con un baciamano la Contessa).

CONTESSA: Cara, accompagna il Barone alla porta.

CONTESSINA: Prego, venga Barone. (Escono)

CONTE: Roberta, Roberta.

ROBERTA: Che c’è, che volete?

CONTE: Porta dei drink per me e per la Contessa, dobbiamo brindare e festeggiare.

ROBERTA: Quali drink? Non ci sono drink.

CONTESSA: Come, perché non li hai preparati?

CONTE: Don Ciccio non ti ha portato tutto l'occorrente, bicchieri, piatti e liquori?

ROBERTA: Tutto rotto, rovinato.

CONTESSA: Come? Abbiamo noleggiato i bicchieri e i sottobicchieri di cristallo! Li hai rotti, rompi tutto, ma li pagherai tu!

CONTE: Come hai fatto a romperli?

ROBERTA: Io non ho rotto niente! A me sono stati consegnati rotti.

CONTE: Tutto, anche i liquori?

ROBERTA: Sì, tutto.

CONTESSA: Meno male che il Barone non ha accettato, pensa che figura che avrei fatto.

ROBERTA: Quella che meritate.

CONTESSA: Maleducata, vada via! Devi mandarla via da casa mia (la insegue insultandola, esce anche il Conte).

2° ATTO

La mattina dopo, all'apertura, in scena la Contessa, poi entra la figlia.

CONTESSINA: (In jeans e maglia) Che c'è, mamma, perché papà mi ha detto che volevi parlarmi del mio futuro?

CONTESSA: Perché è ora di pensarci.

CONTESSINA: Che vuol dire? Io sto studiando e mi voglio laureare.

CONTESSA: Non è così importante per te.

CONTESSINA: Perché?

CONTESSA: Perché, come diceva sempre mio padre, i nobili sono nobili!

CONTESSINA: E che vuol dire?

CONTESSA: Vuol dire che il sangue blu ci fa superiori agli altri mortali che non sono nessuno.

CONTESSINA: Col tuo modo di ragionare! Non l'hai ancora capito che non sei, non siamo nessuno, che il sangue l'abbiamo rosso anche noi e che i nobili erano nobili!

CONTESSA: (Visibilmente scossa) Come, tu mia figlia! Chi ti ha messo in testa queste scemenze! I nobili ci sono sempre stati e sempre ci saranno e saremo sempre superiori, che siano o no laureati.

CONTESSINA: Secondo te tra un laureato, magari con due o tre lauree, di origine contadina e un conte, barone o quello che sia, ma senza titolo di studio, vale di più il nobile?

CONTESSA: Certo, tutti gli farebbero mille inchini e mille riverenze per il suo titolo, signor conte di qua e signor conte di la, mentre al tuo laureato, al massimo gli direbbero "buongiorno professore".

CONTESSINA: E poi magari alle spalle chissà cosa direbbero del conte, mentre al professore lo direbbero con rispetto quel buongiorno.

CONTESSA: Ma che idee, cerca di capirmi e stai zitta, urge la necessità di fidanzarti col Barone e di sposarti presto.

CONTESSINA: Come? E perché dovrei ... e pure presto? Ma ti rendi conto di quello che dici?

CONTESSA: Certo! Primo, perché è nobile e per te ci vuole un tuo pari, secondo perché è ricco e ci serve proprio un matrimonio per salvare tutto, terzo è pure bello e colto.

CONTESSINA: Ah! Sarebbe bello! Sai che ti dico, non lo voglio! Primo perché per me è brutto, secondo perché non me ne frega niente se ha i soldi, terzo non lo amo e quarto non lo devi decidere tu il mio futuro.

CONTESSA: Ma ... Cosa stai dicendo? Tu devi ubbidire e poi hai sentito che poeta e hai visto che portamento regale.

CONTESSINA: Te lo regalo, col suo portamento mi sembra un pagliaccio.

CONTESSA: Ti ripeto che ci vuole un tuo pari al tuo fianco, inoltre è colto, intelligente, bello, ed è pure ricco sfondato, è questo è molto importante per noi dal punto di vista finanziario.

CONTESSINA: Papà è da un po’ che ha capito che bisogna cambiare vita, sei tu che ti ostini a nascondere il sole con le mani.

CONTESSA: Io sono sicura che se tu accetti questo matrimonio cambieremo vita e torneremo agli antichi splendori di nobili quali siamo.

CONTESSINA: Io non amo costui e mai lo amerò! E poi la vera nobiltà è quella d'animo e dei sentimenti.

CONTESSA: Ma io devo trovare una soluzione per la nostra situazione economica.

CONTESSINA: E cerchi la soluzione peggiore.

CONTESSA: Tu devi ubbidire e sposarlo, che tu lo voglia o no.

CONTESSINA: Vorrei che la smettessi di avere delle pretese assurde, sarebbe ora che tu capissi che le tue idee di nobiltà sono sorpassate!

CONTESSA: I nobili sono nobili.

ROBERTA: (Entra) Certo, i mobili sono mobili.

CONTESSA: Lei non si permetta di fare la ficcanaso nei problemi di famiglia.

ROBERTA: Io il naso non lo ficco da nessuna parte, caso mai odoro, fiuto.

CONTESSINA: Ciao mamma, io vado e l'argomento è concluso!

CONTESSA: Ne riparleremo invece e ricordati che i nobili...

ROBERTA: ... Sono mobili.

CONTESSA: Maleducata! Non ti permettere di fare la furba, ho capito bene, hai detto i mobili, e a proposito di mobili, tu che col naso fiuti, odori, come mai non senti l'odore della polvere che c'è sui mobili e sui libri di inestimabile valore della libreria più ricca e fornita della Regione?

ROBERTA: Io non ho il tempo di fare tutto il lavoro, ci vorrebbe un aiuto in questa casa, forse se lei cominciasse a fare qualche lavoro.

CONTESSA: Cosa? Non ti permetto di parlarmi così!

ROBERTA : Mi ascolti bene, io faccio un lavoro da cane per una paga da fame e se mi licenzio, vorrei proprio vedere chi le fa le pulizie in questo rudere!

CONTESSA: E tu ti licenzi? Quando? Subito? Dimmi, quando?

ROBERTA: Mai! Devo farla impazzire prima!

CONTESSA: (Adirata) Come, come? Maleducata, se i tempi fossero come una volta ti avrei fatto frustare per questo!

ROBERTA: Ma ora non può farlo perciò deve sopportarmi. (Esce lasciando la Contessa in piena crisi isterica, poco dopo entra il Conte).

CONTE: (Vedendola sconvolta) Che c’è cara?

CONTESSA: C'è che io non la voglio più in casa quella strega! Licenziala, fai un’altra ipoteca sulla casa, sulla terra, ma mandala via, via il più lontano possibile da qui, via! (China la testa) Vendiamo qualche libro purché quella vada via.

CONTE: Calmati, controllati, non ti stai comportando da Contessa; vai di sopra, riposati, provvederò io, la rimprovererò.

CONTESSA: Via, devi mandarla via, ti prego, quella finirà per uccidermi, lo so, lo sento (esce piagnucolante).

CONTE: (Uscita la moglie) Roberta ... Roberta!

ROBERTA : Che c'è? Dov’è andata quella befana di tua moglie? (Dolce)

CONTE: Roberta, tesoro, non devi trattarla così! Quella vuole mandarti via, cerca di trattarla meglio, non posso litigare sempre a causa tua. (Molto dolce)

ROBERTA: Ma tu che faresti senza di me? Non dici sempre che mi ami? (L’abbraccia)

CONTE: Certo, cara, ma devi capire che lei ha le sue idee circa la cameriera e tu sei proprio l'opposto!

ROBERTA: Cercherò di sopportarla per un po’, se ce la farò, ma è molto acida e mi offende, perché non divorzi? Oggi si usa, così poi potrai sposare me.

CONTE: Ma cosa dici, non pensi allo scandalo? Io ho una posizione da difendere e non potrei mai sposare te!

ROBERTA: Ma cosa stai dicendo tu! Guarda la coppia Carlo e Diana, si sono cornificati a vicenda e ora divorziano.

CONTE: Io non posso divorziare per ora.

ROBERTA: Va bene, aspetterò, ma non in eterno; deciditi in fretta a lasciare quella brutta ma nobile donna.

CONTE: Devi cercare di essere meno indisponente con lei.

ROBERTA: Il fatto é che non la sopporto.

CONTE: E neanche lei sopporta te, devi essere più comprensiva e non darle modo di parlare e di adirarsi.

ROBERTA: Farò un sacrificio e proverò a essere gentile con lei!

CONTE: Sei un tesoro, cara (l'abbraccia).

COLONO: (Entra con il cappello in mano) Permesso, Conte? Signora Contessa, sì può ? (Vede i due abbracciati) Signor Conte... Roberta! (I due si separano, mentre lui rimane a bocca aperta).

CONTE: Non sai bussare? Così si entra?

COLONO: Mi perdoni Vossignoria, ma io non sapevo, non...

ROBERTA: Lei ci spiava, confessi, si vergogni!

COLONO: Ah! E dovrei essere io a vergognarmi, non tu!

CONTE: Non insinuiamo, non tiriamo in ballo chissà che, non hai visto niente!

COLONO: Io vedo bene e ho visto tutto!

ROBERTA: Non vorrai dirlo alla Contessa?

CONTE: Per carità non dirlo a mia moglie o sono rovinato!

COLONO: Non parlerò, nord conviene a nessuno, starò zitto, però... dovremo fare un accordo dato che c’è la possibilità di diventare parenti!

ROBERTA: Chi? Noi?

CONTE: Cosa dici? Con chi diventi parente?

COLONO: Con lei, signor Conte, (rivolto a Roberta) non con te.

CONTE: Cosa? Con me?

CONTESSINA: (Entra sorridente) Ciao a tutti.

COLONO: Ciao, stavo spiegando i fatti a tuo padre.

CONTESSINA: (A Roberta) Lei per favore esca (Roberta si allontana).

CONTE: Cos’è questa storia?

COLONO: Dunque, le spiego, mio figlio e sua figlia...

CONTESSINA: Ci amiamo e ci amavamo già da qualche anno.

CONTE: (Stupefatto, cade a sedere su una sedia e resta zitto).

COLONO: Signor Conte, mi creda, ho cercato di farli ragionare, soprattutto mio figlio, ma non c’è verso, si amano.

CONTESSINA: Si, papà, io lo amo e non cambierà idea, che tu lo voglia o no e anche la mamma, non voglio il Barone.

COLONO: Vossignoria mi creda, ho fatto il possibile.

CONTE: Chi... chi lo dirà al Barone e a mia moglie?

CONTESSINA: Al Barone io, alla mamma tu.

CONTE: Come... come faremo... siamo rovinati!!! Il Barone era la nostra unica salvezza, non si può (alla figlia) proprio non si può, ormai devi sposare il Barone.

CONTESSINA: No! Io non amo il Barone e quando viene glielo dico. Ieri quando è uscito dopo aver parlato con voi, mi ha detto che oggi voleva parlarmi di cose importanti. E io so che vuole!

CONTE: Ma non può essere Giovanna, è una questione troppo importante, è una decisione irrevocabile, non puoi tirarti indietro. (rivolto al colono) Don Ciccio, lei vada a casa e dica a suo figlio che non può essere.

COLONO: Ma, signor Conte...

CONTE: Non c’è ma! Vada, (Don Ciccio esce), esca, esca subito.

CONTESSINA: Papà, perché hai trattato così male mio suocero?

CONTE : Che suocero e suocero, non può essere e basta, Il figlio di Don Ciccio oltre a essere il figlio del colono è più povero di noi che siamo nei debiti. Dobbiamo cercarti un marito ricco e se è anche nobile oltre che ricco è meglio ancora!

CONTESSINA: Ma cosa dici? Mi proponi un matrimonio d' interesse senza pensare a me, al mio destino con quell’uomo?

CONTE: E’ un tuo pari ed è ricco.

CONTESSINA: Togliti dalla testa queste idee, sarà io a decidere del mio futuro, non tu.

CONTE: Devi sposarlo, ormai abbiamo deciso, abbiamo anche dato la nostra parola.

CONTESSINA: Tu e la mamma avete sbagliato i conti, io ho altri progetti per il mio futuro.

CONTE: A tua madre verrà un colpo e giammai accetterà la tua decisione di sposare il figlio del colono.

CONTESSINA: Cavoli tuoi! Convincila e convinciti anche tu, io non sposerò mai quel nobile rudere.

CONTE: Non è vecchio e devi capire che è ricco sfondato.

CONTESSINA: Ti ripeto per l'ultima volta che io amo Nino!!!

CONTESSA: (Entra dopo aver sentito le ultime parole di Giovanna) Chi è che ami, tu?

CONTE: Il Barone, ama il Barone.

CONTESSINA: Io amo Nino, il figlio di Don Ciccio.

CONTESSA: Chi? Come? (Sviene)

ENTRA IL BARONE INSIEME A ROBERTA

ROBERTA: Si accomodi, Barone.

BARONE: Buongiorno (nota la Contessa). Che succede, Contessa!

ROBERTA: Contessa (viene soccorsa, poi la Contessina e Roberta la conducono fuori scena).

BARONE: Conte, cosa è successo a sua moglie?

CONTE: Niente di grave, un lieve malore.

BARONE: Spero tanto che non sia nulla.

CONTE: Lo spero anch’io, ma ho il presentimento che peggiorerà, e parecchio anche!

BARONE: Soffre di qualcosa?

CONTE: Oh sì, di una malattia ereditaria, ce l'ha pure mia figlia, ogni tanto svengono, diventano deboli e cadono a terra, svenimenti acidi li chiamano.

BARONE: E non c’è cura? Accade di frequente?

CONTE: Tre volte al giorno e purtroppo non è curabile.

BARONE: (Guarda l'orologio) Mi scusi, Conte, dimenticavo che ho un importante impegno e sono già in ritardo.

CONTE: L’accompagno alla porta.

BARONE: (Prima fa per avviarsi) Senta, Conte, ma c’è una cura che tampona il male?

CONTE: Cure costosissime e poco utili.

BARONE: Ma di cosa si tratta di preciso? Di cancro?

CONTE: No, Giovanna è nata a Marzo ed è dei Pesci.

BARONE: Io mi riferivo al suo male, non al suo segno zodiacale.

CONTE: Ancora peggio del cancro.

BARONE: Forse ha poca vita? C'è il rischio che io rimanga vedovo presto (curioso) sposandola?

CONTE: No, non si muore, si resta in una specie di coma profondo inspiegabile per giorni interi.

BARONE: Quanti giorni?

CONTE: Da sei a dodici, a volte anche di più.

BARONE: E non si sveglia con niente?

CONTE: Si sveglia da sola e resta normale per giorni, poi ricade.

BARONE: La si potrebbe ricoverare in clinica!

CONTE: No, non si può, la gente non lo deve sapere, se lei la sposerà deve curarla e accudirla in casa, senza lasciarla mai.

BARONE: Sono sbalordito, sembra così sana e bella!

CONTE: E’ pericolosa, quando diventa aggressiva, io con mia moglie a volte ho perfino paura che mi uccida nel sonno.

BARONE: E’ proprio così grave?

CONTE: Gravissimo, crisi isteriche, bava alla bocca, morde, sputa; una cosa davvero penosa.

BARONE: Devo andare, ora, si è fatto tardi.

CONTE: Vada ma l'aspetto presto, venga quando vuole. L'accompagno.

BARONE: Il mese prossimo, anzi no, troppi impegni, forse tra due mesi. (ESCONO)

III ATTO

Entra in scena il conte, poco dopo arriva la figlia.

CONTESSINA: Papà che fa la mamma?

CONTE: E’ più arrabbiata che malata, comunque non vuole saperne di tutto questo, tanto meno di Nino.

CONTESSINA: Come mai non vuole capire che lo amo?

CONTE: Lei dice che devi sposare il Barone.

CONTESSINA: A proposito, come mai ieri è scappato quasi subito, senza salutarmi?

CONTE: Un lampo di genio è stato il mio! Quando ho capito che non lo avresti sposato, per salvare la faccia gli ho detto che tua madre è ammalata e anche tu, che avete una terribile malattia; credo che non si rifarà vivo.

CONTESSINA: (Arrabbiata) Ma sei impazzito? Io non voglio che lui creda che sia malata, io sto bene e pure la mamma, ma che idee ti vengono?

CONTE: A me è sembrata una buona idea.

CONTESSINA: A me no. Vai a chiamarlo, gli dirò io la verità.

CONTE: Ma così che figura ci faccio io?

CONTESSINA: Quella che meriti, mi dispiace; vai ora!

CONTE: Che figlia di tua madre, sei... (ESCE)

ROBERTA: (Entra dopo che esce il Conte) Contessina, dovrei parlarle di una cosa importantissima.

CONTESSINA: Dimmi pure.

ROBERTA: Ieri sera l'ho vista con Nino, nel parco.

CONTESSINA: Ah sì e allora?

ROBERTA: Credo che sua madre non ne sarebbe molto felice e nemmeno il Conte!

CONTESSINA: E tu non dirglielo.

ROBERTA: Io non glielo dico se lei...

CONTESSINA: Se io cosa? Vergognati, spii le persone e le ricatti pure!

Fuori dalla scena si sente il conte dire:

CONTE: Prego, prego Barone.

ROBERTA: Buongiorno (ESCE).

BARONE: Buongiorno. (Rivolto alla Contessina) Salute, Contessina (si inchina senza darle la mano).

CONTESSINA: (Allungando la sua lo costringe a darle la mano, che il Barone tira subito via) Carissimo Barone (si avvicina mentre il Barone si ritrae), lasci che le sistemi la cravatta.

BARONE: Non è il caso, anzi scusate, non la sopporto più (la toglie).

CONTESSINA: Venga, si sieda, devo parlarle (il Barone si siede distante); dunque, devo dirle che mio padre si è comportato male con lei, le ha detto che io e mia madre siamo malate, ma non è la verità (nel discutere si avvicina e lui si ritrae 2 / 3 volte).

BARONE: E’ vero, Conte?

CONTE: Sì, mi perdoni Barone, è vero, sono mortificato!

CONTESSINA: Ora le spiego tutto: volevano combinare il matrimonio tra di noi perché siamo finanziariamente a terra.

CONTE: Giovanna, non è il caso di scendere nei dettagli.

CONTESSINA: E’il caso, invece; deve sapere la verità, sarò chiara e sincera.

CONTE: Sono senza parole, Barone.

BARONE: Dunque eravate d’accordo perché io la sposassi per interesse.

CONTE: In fin dei conti, fra nobili si usano i matrimoni d’interesse.

BARONE: Non ci avrei mai creduto che voi foste poveri.

CONTESSINA: Non solo poveri, nei debiti fino ai collo, e i miei genitori hanno pensato subito a lei, ma senza il mio consenso.

BARONE: (Sorride) Volevate (al Conte) farmi sposare vostra figlia pensando che io avrei salvato voi dalla rovina economica?

CONTE: Sono confuso e mortificato!

CONTESSINA: (Al padre) Prima lasciaci finire, poi ti mortificherai. Dunque, quando ho detto a mio padre che io amo un altro, lui ha inventato la storia della malattia, mentre io sono sanissima.

BARONE: E il vostro, caro Conte, era un matrimonio d’interesse.

CONTE: Mi perdoni, Barone.

BARONE: (Scoppia a ridere, mentre il Conte e sua figlia lo guardano stupiti) Voi ... voi volevate combinare... (ride) per i soldi (ride).

CONTESSINA: Dovreste essere arrabbiato, veramente!

BARONE: Arrabbiato? E perché? Io volevo fare lo stesso.

CONTE: Come, voi...

CONTESSINA: (Ride) Questa è proprio bella! (al padre) se io avessi accettato, che sorpresa sarebbe stata, vero?

BARONE: Bene, io vado; addio dolcissimo meraviglioso fiore che non coglierò, arrivederci Conte e auguri.

CONTE: E ora che farete, dove andrete?

BARONE: In cerca di una donna da sposare, forse meno bella, meno nobile, ma almeno ricca; addio (esce, poco dopo entra la Contessa).

CONTESSA: Ho sentito parlare, dov'è il Barone?

CONTE: E’ andato via...

CONTESSA: Ma, tornerà?

CONTESSINA: Credo di no, gli ho detto tutto.

CONTESSA: No! (Sta per svenire)

CONTE: (La sorregge) Non svenire, tanto era più povero di noi, anche lui sperava in un matrimonio salvatore.

CONTESSA: (Sviene lo stesso).

CONTE: (La soccorre con l'aiuto della figlia).

CONTESSA: (Quando si riprende) E ora come faremo, Ludovico?

CONTE: Non lo so, già dobbiamo pagare dieci milioni di prestito!

CONTESSINA: Ho un’idea, possiamo affittare delle stanze, la casa è grande, potremo organizzare una visita al castello, dopotutto è molto antico e più di metà è quasi vuoto, apriremo al pubblico la biblioteca. Vi sono volumi importanti, alcuni dei quali sono rari, una biblioteca così, se ben sfruttata, rende.

ROBERTA: E’ quasi vuoto, ma cade a pezzi, qualcuno si farebbe male durante la visita e avrebbe bisogno della visita medica!

CONTESSA Come ti permetti, screanzata! Stai zitta! Ludovico, licenziala, ti prego, le farò io le faccende, ma mandala via!

CONTE: Lei esca, poi facciamo i conti.

ROBERTA: Li faccia bene, signor Conte, i conti (ESCE).

COLONO: Permesso, permesso (entra con la moglie).

CONTE: Accomodatevi, che c'è?

CINZIA: Parlo io; dunque sono qua per mio figlio, perché non vuole capire che vostra figlia non fa per lui, lei è troppo altera, ambiziosa e vanitosa, non è adatta a lui, è abituata al lusso, questa storia è proprio impossibile.

CONTESSINA: Ma, signora, io...

CINZIA: Tu non puoi sposare Nino, lui è un ragazzo semplice.

CONTESSINA: Ma io...

CINZIA: Tu non sei adatta a lui, lo devi capire, sei superba, hai la puzza sotto al naso.

CONTESSA: Siete voi che puzzate.

CONTE : Silenzio e basta con le offese da entrambi i lati. 
(Alla moglie) Tu taci.
Lei (a Cinzia) ha proprio sbagliato a descrivere mia figlia, magari fosse così, lei invece è troppo simile a voi.

CONTESSA: Non è vero, lei è quello che deve essere, una nobile signorina, una Contessina.

CONTESSINA: Io sono una donna come tante e so cosa voglio: voglio Nino, lui e solo lui.

CONTE: Ma che... (la moglie non lo fa finire).

CONTESSA: Parlo io; dunque mia figlia non sposerà un plebeo, vostro figlio non fa per lei.

CONTESSINA: Mamma io lo...

CONTESSA: Tu esci, sono discorsi da grandi questi.

CONTESSINA: Il discorso riguarda me, perciò resto.

CONTE: Giovanna, esci, ti prego. (ESCE)

CINZIA: Allora mettete in testa a vostra figlia che Nino non la può sposare, lei non è adatta a lui, non può funzionare.

CONTESSA: Ah! Mia figlia non va bene per vostro figlio? Caso mai è il contrario!

CONTE: Dovete capirci, anche noi vorremmo il meglio per Giovanna.

CONTESSA: Il meglio, che non è vostro figlio.

CINZIA: Magari il meglio sarebbe quella specie di Barone.

CONTESSA: Che vorreste dire? E' sempre meglio perché, come diceva mio padre, i nobili sono nobili.

COLONO: Ma, Contessa, mio figlio non sarà nobile, però è un bravo ragazzo, che studia e lavora.

CONTE: Ma il problema è che...

CONTESSA: Parlo io; dunque, non può essere e basta.

CONTE: A parte il ceto sociale, noi abbiamo un problema finanziario da risolvere e il matrimonio è l'unica soluzione.

COLONO: E non pensate alla felicità di vostra figlia? Non pensate che magari, per salvare la famiglia, lo farebbe, pur rovinando la sua vita?

CINZIA: Il problema soldi si può risolvere in vari modi, noi abbiamo dei risparmi. E poi i giovani si amano...

COLONO: Dopotutto non avete tanti debiti, la cosa si può risolvere con un po’ d’impegno e qualche sacrificio; intanto potreste cominciare col licenziare la cameriera, vero Conte?

CONTESSA: Quello sarebbe un buon passo in avanti, mi associo, è una vita che voglio che la licenzi ed è ora che tu lo faccia (al marito).

CONTE: Ma io non...

COLONO: Non può farne a meno, vero ? Invece deve licenziarla, altrimenti io parlo.

CONTESSA: Se la licenzi, posso anche accettare questo matrimonio.

CONTE: Roberta, Roberta (la chiama).

ROBERTA: Che c’è? Mi dica, signor Conte.

CONTE: Purtroppo sei licenziata, fai le valige.

ROBERTA: Come? Sono licenziata! Ma non può farlo, lei proprio non può.

CONTESSA: Lui può eccome! E tu sei licenziata.

ROBERTA: Brutta strega nobiliare, ci sei riuscita a farmi licenziare, alla fine! Non so come, ma ci sei riuscita!

CONTESSA: Sì, finalmente sei fuori da casa mia e dalla mia vita, brutta vipera; andrò a piedi a Montecassino se sarà necessario, ma tu sparirai da casa mia.

ROBERTA: E lei, signor Conte...

CONTE: Sono stato costretto a licenziarti.

COLONO: Sono stato io a parlare al Conte e a convincerlo.

ROBERTA: Bene, allora io vi dirò che la Contessina e Nino...

CONTE: Lo sappiamo già!

CONTESSA: E’ già tutto chiarito, sono fidanzati anche col mio consenso; e ora fuori, sparisci.

ROBERTA: Conte, ma tu... non puoi mandarmi via così...

CONTESSA: Perché non può?

ROBERTA: E con la liquidazione come la mettiamo?

CONTE: In qualche modo te la darò.

ROBERTA: Ma io... tu... noi...

CINZIA: Se non hai ancora capito, devi sloggiare, sparire.

ROBERTA: Tu sei contenta, vero? Agricola incallita.

CINZIA: Se non sparisci, te li farò assaggiare i calli che ho nelle mani.

CONTESSA: Sparisci, serva.

ROBERTA: Serva io? Sono anni che ti faccio le corna, vecchia strega nobiliare!

CONTESSA: L’ho sempre saputo, mio marito ti usa come un oggetto; e ora fuori da qui! (Altera).

ROBERTA: Finalmente non vedrò più il suo grugno grugnire, addio!
(Al Conte) Povero Conte! Che brutta vecchiaia ti aspetta con lei. (Esce di scena con un balzo)

CONTESSA: Finalmente è andata via! (Alza gli occhi) Grazie, grazie.

CONTE: Bando alle ciance, torniamo alle cose serie. Come faremo ora a tirare avanti? (Rassegnato)

CONTESSA: Ma caro, vedrai, i ragazzi ci aiuteranno; l'idea di nostra figlia di organizzare delle visite al castello è buona e anche quella di sfruttare la biblioteca; affitteremo i libri, quelli rari li fotocopieremo e li venderemo.

COLONO: Tutto andrà bene, vedrà.

CINZIA: Io ne sono sicura.

(Entrano in scena i ragazzi tenendosi per mano)

NINO: Ascoltate bene tutti; noi ci amiamo e continueremo ad amarci anche senza il vostro consenso.

CONTESSINA: Scapperemo insieme, se continuerete ad opporvi.

CONTE: E chi si oppone? Ne siamo felicissimi.

CONTESSA: Farete un matrimonio di lusso, veramente di lusso.

COLONO: Bello sicuramente, forse non proprio di lusso, ma bello!

CINZIA: Certo, siete così dolci... e poi vi amate, perché mai non dovremmo essere felici anche noi?

(I ragazzi stupiti si guardano intorno).

NINO: Che è, un altro trucco?

CONTESSINA: Che altro avete in mente? Che c’è sotto?

GLI ALTRI : Niente, solo la vostra felicità e la nostra.

CONTESSINA: Ma cos’è successo? Come mai avete cambiato idea?

CONTE: Sarete felici, lo so!

CINZIA: Anche se, essendo di due ceti sociali diversi, dovrete riuscire a capirvi.

COLONO: Si capiranno, quando un uomo e una donna si amano si capiscono sempre, perché sono guidati dal cuore.

CONTESSA: Belle parole, Don Ciccio, complimenti.

CONTE: Tanti auguri, ragazzi.

CONTESSINA: Ma... state bene?

NINO: Sicuro che non ci sia qualcosa sotto? Che non abbiate escogitato qualche trucco?

CONTE: Nessun trucco, è tutto vero, siamo giunti a un accordo.

CONTESSINA: VI prendiamo in parola, ma non voglio più ripensamenti.

CONTESSA: Non ti preoccupare, è tutto a posto, poi decideremo la dote.

NINO: (Ai suoi) E voi siete pure convinti veramente?

CINZIA: Si, certo!

COLONO: Sicuro!

(I ragazzi si abbracciano)

NINO: Andiamo a festeggiare (Escono).

COLONO: Bene, Conte, adesso andiamo anche noi, arrivederci.

CONTE: Chiamatemi pure Ludovico.

CONTESSA: Ora pure Ludovico ti fai chiamare.

CONTE: E che c'è di strano, ormai siamo parenti.

CONTESSA: Siamo stati costretti veramente, o quasi.

CONTE: I ragazzi si amano, non c’era soluzione migliore, abbiamo dovuto abbassare la testa e scendere a compromessi inevitabili.

CONTESSA: (Minacciosa) La testa io la rompo a te, maledetto traditore, tradirmi con una sguattera poi.

CONTE: Non fare così, sembrava che l'avessi presa con classe, prima.

CONTESSA: Per non dare soddisfazione a quella strega, ma ora faremo i conti, traditore (avanza minacciosa).

CONTE: Calmati Floriana, comportati con classe, controllati.

CONTESSA: Chi dovrà controllarsi tra un po' sarai tu, ma da un medico.
(Prende un  soprammobile e avanza verso il marito)

CONTE: Basta! Non ti puoi comportare così; ricorda che sei una Contessa!

CONTESSA: Certo, sono una Contessa, ma incazzata, che ti romperà la testa!

CONTE: Calma Floriana, contegno (mentre indietreggia).

CONTESSA: Ti voglio solo rompere le corna che non ti ho mai fatto.

CONTE: Controllati, una Contessa deve comportarsi con classe, con stile, contegno (indietreggia ancora).

CONTESSA: Un Conte non fugge come un vigliacco, vieni qua e affrontami con classe.

CONTE : Io la classe l'ho persa e quindi scappo!
(Lei lo insegue).

F I N E