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Processo all'uomo

Commedia in un atto sulla natura

di Nunzio Cocivera

Personaggi:

1) L'angelo

15) La pecora merinos

2) L'uomo bianco 16) Il cammello
3) La donna 17) Il pesce occhiata
4) L'arabo 18) La balena minore
5) Il negro 19) La foca
6) Il canarino 20) Il pinguino
7) Il cardellino 21) Lo squalo
8) Il pappagallo 22) L'elefante
9) Il gatto 23) La tigre
10) Il cane 24) L'orso
11) Il lupo 25) Il tonno
12) Il porco 26) Il rinoceronte
13) Il coniglio d'Angora 27) La mucca pazza
14) La capra del cachemire 28) L'albero
29) La terra (voce fuori campo)

Seguono varie comparse di animali e vegetali.
I personaggi, oltre ad un vestito che li impressioni, possono pure usare un cartello col nome sopra.
Commedia adatta a bambini di scuola elementare e media.
Tutti gli attori poi si aggiungono al coro.


Voce-fuori-campo: Nel 1996 l'angelo del Signore, con un bellissimo abito bianco e ali dorate, venne sulla terra e chiamò l'uomo e la donna.

L'angelo: (urla) Uomo, vieni fuori!

Uomo: (impaurito, esce) Sono qui... chi sei? che vuoi?

L'angelo: Sono l'angelo divino.

Uomo: Cosa vuoi? che fai qui?

L'angelo: Sono stato mandato a vedere cosa combinate tu e la donna.

Donna: Io? (facendosi avanti).

L'angelo: Sì, tu; gli dovevi essere compagna, consigliera, amica...

Donna: E lo sono.

L'angelo: Non sempre; e quasi mai sei stata buona consigliera, anzi, parte delle sue colpe sono anche tue.

Uomo: Colpe? Che colpe?

Donna: Di cosa siamo accusati?

Uomo: Chi ci accusa? e di che cosa?

L'angelo: Accuse gravissime, mosse a voi dai vostri fratelli. Sono qui per sentirle e valutarle.

Uomo: Fratelli? Quali fratelli?

Donna: Appunto, quali fratelli?

L'angelo: I tuoi fratelli negri, arabi...

Donna: Negri, arabi? Cosa vogliono?

L'angelo: Sentiamo per sua bocca.

Negro: Io sono un superstite di varie epidemie, carestie e fame.

Uomo: E io che c'entro con le sue epidemie?

Negro: Ho teso la mia mano in cerca d'aiuto... ma invano. Nei paesi africani vi sono un mare di malattie, che per voi non sono gravi, ma lì muoiono a milioni.

Donna: E noi che possiamo farci?

Negro: Abbiamo sete e fame, mentre tu ti abbuffi e butti anche via il cibo.

Uomo: Ma io che posso fare?

L'angelo: Ti è stata consegnata questa terra perché tu dividessi i suoi frutti con i tuoi fratelli; e tu non lo hai fatto.

Donna: Ma sono troppi! Come aiutarli tutti?

L'angelo: Bastava essere umili; bastava non sperperare in lussi e cose inutili.

Uomo: Va bene, con Voi posso aver sbagliato qualcosa; e l'arabo che vuole?

L'angelo: Negro, tu hai finito?

Negro: No. Molta frutta e verdura in esubero, voi la macinate, la buttate e altro ancora.

Donna: Che vuoi ancora?

Negro: Sono stato reso schiavo, calpestato, incatenato perché sono nero. Da secoli. Cosa sarà di me?

L'angelo: Sarai ricompensato per ciò che hai patito (il nero esce). Venga avanti l'arabo.

Arabo: Sono qui.

L'angelo: Cosa hai da dire?

Arabo: Ho lasciato il mio paese, avevo problemi di lavoro.

Donna: E vieni qui a rubare il lavoro a noi?

Arabo: Io lo cercavo, non l'ho rubato a nessuno.

Uomo: Anche per noi a volte c'è poco lavoro.

Arabo: Io mi accontentavo del lavoro che tu non vuoi fare; ma mi hai emarginato, umiliato, schiacciato.

Donna: Potevi restare al tuo paese!

Arabo: Avevo fame... Mentre tu ti abbuffi come un porco...

Porco: Chi mi chiama, che volete?

Uomo: Nessuno ti vuole, maiale.

Arabo: Non io! Non ti voglio nemmeno arrosto...

Porco: Ma sono stato menzionato.

Arabo: Sono stato io. Ne facevo un paragone.

Porco: Fallo su di te un paragone! (si ritrae)

Donna: Sono questi i nostri accusatori?

L'angelo: Sono molti di più, a cominciare dai tuoi amici domestici; il cane venga avanti.

Cane: Io parlo a nome di tutti i miei simili, di ogni razza.

Donna: Cosa avete da dire?

Cane: Tu taci, donna! Sei più colpevole dell'uomo! Ci vuoi come un capriccio, per poi buttarci via, allontanarci, abbandonarci, quando vai al mare...

Donna: Ma cosa dici!

Cane: Ci tratti come un trofeo, come un giocattolo per i tuoi figli, per poi buttarci via come una cosa inutile, senza pensare che siamo esseri viventi.

Uomo: Non stai esagerando?

Cane: Esagerando?!?! Ci sarebbero da scrivere romanzi, come già lo sono stati scritti, sulla nostra fedeltà e abnegazione infinita mai ripagata!

Uomo: Ci sono casi e casi; non puoi fare di tutte le erbe un fascio.

Cane: Proprio tu non puoi che ammettere le tue colpe! Anni di inseguimento, di freddo e caldo per servirti nella caccia; e poi, quando il peso degli anni si è fatto sentire e i risultati sono mancati, come ci hai ripagati? In molti casi con una fucilata, o magari lasciandoci in qualche bosco. Sei stato un porco!

Porco: Chi mi vuole? (Si fa avanti)

Uomo: Torna al tuo posto; il cane ti ha menzionato inutilmente.

Cane: Scusami, porco, ho sbagliato a paragonarlo a te: lui è peggio!

Porco: Dobbiamo finirla con questi paragoni (il porco esce).

Asino: Adesso, se permettete, anch'io devo dire la mia.

L'angelo: Che hai da dire?

Asino: A parte che, per secoli, ci hanno sfruttato, per poi emarginarci con l'avvento dei camion senza dirci grazie...

Donna: (non lo fa continuare) Cos'altro c'è oltre il giusto passo del processo?

Asino: L'uomo e la donna hanno il brutto vizio di associarci a fatti collegati a loro.

L'angelo: Sentiamo, che c'è?

Asino: Ci paragonano come cattivi esempi; la classica parola ASINO, la usano a sproposito.

Uomo: Ora pure l'asino ha qualcosa da ridire!

L'angelo: Ha anche lui il diritto di parlare.

Asino: Grazie (rivolto all'angelo). Insomma, dobbiamo finirla con la classica parola ASINO rivolta a chi non vuole studiare (guardando l'uomo).

Donna: Non è poi così grave...

Asino: E i testardi, allora? Che dite che hanno la testa "dura come un asino"?

Lupo: Quante storie fai, asino... Allora io, che dovrei dire?

L'angelo: Che c'è, lupo?

Lupo: Anch'io sono stufo: sono sfruttato nei racconti, nei fumetti...

Donna: Sei famoso, che vuoi?

Lupo: Famoso, di cattiva fama: sono il lupo cattivo!

Donna: Ma è vero!

Lupo: Che vero! Io caccio per mangiare, invece sono usato per fare paura: attenti al lupo, pure nelle canzoni!...

Uomo: Ma è una cosa spiritosa.

Lupo: Spiritoso... Trovi spiritoso che io sia il terrore dei bambini?

L'angelo: Allora basta con questi accostamenti uomo-animale in segno dispregiativo.

Porco: Io devo ancora dire la mia.

Donna: Sentiamo!

Porco: La prima parola che usi contro l'uomo quando qualcosa non ti piace: "SEI UN PORCO!", "SEI UN MAIALE!", non negarlo!...

Donna: Ma sono modi dire...

Porco: Io non voglio che mi paragoni all'uomo; mai più!

Gatto: Allora io ne avrei cose da dire...

Donna: Anche tu. Che vuoi?

Gatto: Anch'io, come il cane, sono un vostro capriccio del momento; quando poi volete, ci buttate via.

Donna: Ho scoperto che io e il mio uomo eravamo allergici a te...

Gatto: Cosa? Dopo anni di convivenza?

Donna: Certo! Ci facevano allergia le tue pulizie.

Gatto: Cosa?!?!

Uomo: Sì, il medico ci ha spiegato che quel tuo leccarti non era solo pulizia.

Gatto: Cos'era?

Donna: Alcuni animali, tra i quali tu, dal momento che non sudate, per mantenere costante la temperatura, umidificate il vostro pelo con la saliva, che evaporando lo raffredda.

Gatto: E allora?

Uomo: E allora quella saliva mi provoca prurito, asma e allergia.

Gatto: E non ci sono cure?

Donna: Certo, ma sono costose.

Gatto: Costa meno buttarci via! E poi, anch'io sono usato a paragone con loro, e non voglio.

Uomo: Quale paragone?

Gatto: Accostamenti con la donna, come "occhi di gatto", "fa le fusa come un gatto", ecc.

Pappagallo: Allora io che devo dire (arrivando)? Si ostinano a farmi parlare come loro, mi insegnano le loro parolacce.

Donna: Non solo quelle, però.

Pappagallo: ci togliete dal nostro habitat naturale, Africa, America, Asia, Nuova Zelanda e ci costringete in gabbie anguste e climi diversi.

Uomo: Ci fate compagnia.

Pappagallo: E poi ci paragonate a chi ripete spesso le stesse parole, dicendogli "PARLI COME UN PAPPAGALLO".

Donna: Non è poi così grave.

Pappagallo: E' gravissimo, invece. Ci catturate, ci separate dal nostro habitat naturale, ci private del partner, dallo stormo in cui viviamo.

Uomo: Stai facendo discorsi da uomo.

Pappagallo: La prigionia, la solitudine ci rende nervosi, frustrati, infelici; ogni anno più di un milione di pappagalli viene sottratto dal suo ambiente naturale e molti di noi muoiono.

Uomo: Stai esagerando.

Pappagallo: Affatto! Delle trecentottanta specie conosciute, almeno cinquanta rischiano l'estinzione; e molti pennuti di varie razze già sono estinti.

L'angelo: E questi sono solo alcuni dei tuoi accusatori.

Uomo: E chi sono gli altri?

Cardellino: Io! Sono stato anch'io catturato, imprigionato e usato come un giocattolo.

Donna: Ma sei stato nutrito, accudito...

Cardellino: Ma io ero libero! Io mi accudivo, volavo sui prati, sui rami, ero felice, cantavo felice.

Uomo: Ma ti abbiamo messo in compagnia dei canarini.

Canarino: Mischiandomi, creando nuove razze, facendomi perdere i miei colori, la mia identità...

Cardellino: La nostra identità.

Canarino: Vivere in gabbie sporche, strette. Nascere e morire in gabbia. Bella vita, secondo il tuo egoismo!

Donna: Insomma, finora ci avete mosso qualche accusa di poco conto, cose irrisorie e inutili.

L'angelo: Ci sono ancora altri accusatori e accuse più gravi e orribili. Venga la pecora.

Pecora: Io sono stata sfruttata e privata del mio vello, che mi ricopriva proteggendomi dal freddo e dal caldo.

Uomo: Ora, anche le pecore! Ma sono millenni che ti tosiamo, per la tua lana Merinos.

Pecora: E io lo so bene! Visto che rimango sempre nuda, in balia di mosche, pioggia, freddo...

Uomo: Ma io devo pur vestirmi.

Capra: Ma tu sei andato oltre il vestirti.

Donna: Adesso anche la capra si lamenta...

Capra: Certo che mi lamento anch'io! Vengo privata della mia lana per la tua vanità, donna.

Donna: Che c'entra la vanità?

Capra: Certo che c'entra: se era solo per vestirti, ti bastava la pecora, non avresti spogliato anche me.

Uomo: Ma, cara capra, il tuo cashmere è caldo e soffice, più della comune lana.

Coniglio: Per vanità e lusso spogliate anche me!

Uomo: Anche il coniglio s'è preso di coraggio e parla...

Coniglio: Almeno finché posso, parlo. La pecora e la capra li spogliate, ma li nutrite e accudite...

Donna: Ma anche i conigli.

Coniglio: Certo, a noi ci nutrite; ci allevate a milioni di coppie, per poi ucciderci a milioni per il nostro pelo d'angora.

Cammello: Allora io? Che c'entravo con la lana? Spogliano anche me!

Uomo: Senti, cammello, il tuo pelo ci serve e voi siete stati creati per servirci.

Cammello: Io già affronto viaggi su sabbie roventi, con un caldo infernale. Pensavo bastasse...

Donna: Non basta.

Cammello: Ma non bevo e non mangio per giorni, per voi.

Uomo: Insomma, gli animali, ci dovete servire!

Orso: (urla) Io vi mangerei!

Donna: Anche l'orso!

Orso: Sì, sono anch'io una vostra vittima! Per la pelliccia, per scendiletto. E come me, molti altri animali della foresta sono uccisi per la pelliccia.

Tigre: (urla) Allora io ero la regina delle foreste dell'Asia!

Uomo: Che vuoi, tigre?

Tigre: Ci cacciate, ci uccidete per la pelliccia, per avere le zanne come trofei.

Donna: Ma cosa blaterate, ora, anche gli animali si lamentano.

Tigre: Eravamo milioni, adesso rischiamo l'estinzione.

Uomo: Ma quale estinzione!

Tigre: Se non fermate la caccia insensata, scompariremo; siamo già meno di cinquemilioni.

L'angelo: State spopolando la terra di tutti i suoi abitanti da pelliccia, e non solo. E' ora di finirla, esseri animali uccisi a milioni.

Tigre: Non solo noi, ma anche il nostro habitat, il nostro cibo, le nostre rigogliose foreste.

Uomo: E' il prezzo del progresso.

L'angelo: Guardate lì, in quanti sono che protestano.

Coro: (vari animali da pelliccia appaiono da un lato, ripetendo) "Uomo, uomo stai attento, che adesso col tuo progresso distruggerai te stesso".

Elefante: Allora io che devo dire? Uccisi a milioni per la pelle e per l'avorio.

Uomo: Insomma, ci state processando... ma è ridicolo!

Elefante: Ridicolo... Ci siamo ridotti a meno di cinquantamila sulla terra.

L'angelo: E c'è dell'altro: animali vittime della tua stupidità!

Uomo: Chi sarebbero?

Rinoceronte: Sono il rinoceronte nero. Vivevo in Africa centrale e Australia.

Donna: Ci vivi ancora.

Rinoceronte: Diciamo che ci sopravvivo, ma fino a quando? Siamo rimasti solo in ventimila.

Donna: E che c'entra la stupidità?

Rinoceronte: Mentre gli altri li uccidete per l'uso delle pelli e altro, la vostra ignoranza attribuisce al mio corno poteri che non ha e viene venduto a sessantamila dollari al chilo in America e in Giappone.

Uomo: Va bene, va bene! Angelo, dimmi, c'è altro?

L'angelo: Ci sono gli esseri viventi del mondo vegetale.

Albero: Io sono un ciliegio africano ed anch'io sono a rischio.

Donna: Rischio? Che rischio? Cosa rischi?

Albero: L'estinzione! Eravamo miliardi a sfidare le nuvole, tanto eravamo alti, e siamo stati abbattuti e mai ripiantati. Sono qui anche a nome del mogano brasiliano; anche lui rischia l'estinzione, come i popoli che vivevano nelle sue foreste: gli indios.

Uomo: Ma è il prezzo del progresso!

Coro: (vari vegetali, fiori, piante, da un lato, che con gli animali da pelliccia dicono) "Uomo, uomo stai attento, che adesso col tuo progresso distruggerai te stesso".

Donna: Ora il coro è aumentato (sarcastica)...

L'angelo: Taci, donna; c'è dell'altro ancora?

Albero: Con la nostra sparizione, anche l'ossigeno verrà a mancare.

Uomo: Dell'altro? C'è dell'altro?

Pesce: Ci sono io che devo dire la mia.

Donna: Ma tu, pesce, che pesce sei? Che vuoi?

Pesce: Io sono il pesce occhiata e sono venuto a dire all'angelo che dia un'occhiata al mare.

Uomo: Cos'ha il mare che non va?

Pesce: Cosa c'è che va, sarebbe meglio dire! Perché oramai non va più nulla. Chiedetelo al mio amico tonno, il mare è una pattumiera.

Tonno: Io sono stufo.

Donna: di cosa?

Tonno: Di essere inscatolato.

Uomo: Ma sei cibo!

Donna: E col progresso sei cibo in scatola.

Tonno: E io sono stufo che mi rompiate le scatole.

L'angelo: Tonno, controlla le parole!

Tonno: Scusate, ma ormai è impossibile vivere nel mare...

L'angelo: Vi sono altre creature del mare?

Balena: Io sono la balena. Con l'avvento del petrolio mi avevano un po' lasciata stare; prima mi cacciavano per il mio olio.

L'angelo: E ora?

Balena: Ora hanno ricominciato; ci stanno sterminando per i nostri derivati; rischiamo l'estinzione.

L'angelo: Chi c'è ancora?

Squalo: Ci sono io.

Uomo: Lo squalo! E tu che vuoi?

Squalo: Mi avete demonizzato con i film del terrore.

Donna: Ma tu sei un pesce pericoloso.

Squalo: Ma quando mai! Sono un'anguillina... e adesso ci sono scemi che mi cacciano per collezionare le mie pinne e i miei denti.

Donna: La tua dentatura è il sogno dei dentisti.

L'angelo: Uomo, al punto in cui siamo sei messo male...

Coro: (tutti) "Uomo, uomo...."

L'angelo: restando in tema "mare", c'è ancora qualcuno?

Foca: Ci sono io.

Donna: Una foca!....

Foca: Sì, anch'io sono vittima dell'uomo e della sua cupidigia! Cuccioli di foca massacrati a milioni per la loro pelliccia.

Uomo: E va bene, sono colpevole! Ma finiamola! E' ridicolo.

Pinguino: Non abbiamo ancora finito, e ridicolo sarai tu! Ti ostini a negare l'evidenza.

Donna: Anche il pinguino, e tu che vuoi? Proprio tu non rischi l'estinzione.

Pinguino: Io vengo dall'Artico, sono un pinguino imperatore. Sono qui a nome dei miei fratelli pinguini adelia, pinguino reale, ecc.

Donna: E di cosa ci accusi?

Pinguino: In Antartide sono apparsi i primi fiori e il ghiaccio si assottiglia sempre più in fretta.

Uomo: E allora?

Pinguino: Come, allora? Si sta alterando il ciclo biologico; l'effetto serra sta sciogliendo i ghiacciai. Se ciò accadrà, molti esseri come me ne periranno.

Donna: Non è poi così grave.

Pinguino: Stupida, ignorante e...! Se si dovessero sciogliere i ghiacciai del polo, il livello del mare salirebbe di duecento metri nel mondo, sommergendo città e terre emerse. L'inquinamento marino e atmosferico è al limite della sopravvivenza per te stesso, non solo per noi.

Coro: (tutti) "Uomo, uomo...."

L'angelo: Come vedi, uomo, sono stato chiamato da tutti gli esseri viventi sopravvissuti. Il tuo egoismo, la tua leggerezza stanno avvelenando il pianeta terra.

Terra: Qualcuno mi ha chiamato? (voce fuori campo)

L'angelo: Sì, io. Terra, vuoi dire qualcosa?

Terra: Io sto soffocando. Il mio ecosistema è oramai al limite. Non riesco più a riciclare i miliardi di veleni, rifiuti tossici e umani di cui l'uomo mi ha caricato. Ne va della sopravvivenza di tutti gli esseri viventi.

Uomo: Ma io....

L'angelo: Ascolta, uomo! In silenzio.

Terra: Urge una svolta, un'inversione di tendenza, ne va della mia e della tua sopravvivenza e della vita in tutti i campi.

Donna: Ma cosa dici? Farnetichi?

Terra: Farnetico? Milioni di derivati chimici biologici, diserbanti, insetticidi e veleni vari hanno alterato i miei fiumi, i miei mari, la mia stessa atmosfera e anche il ciclo biologico di vari animali e insetti.

L'angelo: Come vedi, uomo, hai alterato il tuo pianeta. La sua vita e anche la tua sono a rischio.

Mucca: Aspettate! Ci sono anch'io!

Donna: Anche tu! Che vuoi, mucca pazza?

Mucca: Pazzi siete voi! Io ero erbivora, non carnivora! Mi avete avvelenata... e io avveleno voi!

Donna: Che dobbiamo fare?

L'angelo: Fermare ciò che chiami progresso, ricreare le condizioni biologiche e ambientali necessarie alla salvezza di ciò che resta da salvare. Sei avvertito: la stessa natura sarà il tuo carnefice, se non cambi rotta e ti ravvedi. Il clima invertito, le stagioni alterate saranno i tuoi primi carnefici col la loro ribellione; ti porteranno sole d'inverno e neve d'estate. Aspettati il peggio. Sei avvisato, uomo, ravvediti!

Terra: Le esplosioni nucleari nella mia atmosfera, nei miei mari, dappertutto su di me, mi stanno soffocando, tra radioattività ed inquinamento. Sta soffocando la vita di esseri viventi: vegetali, animali e minerali.

L'angelo: Siete avvertiti, ravvedetevi e salvatevi da voi stessi!

(L'uomo e la donna cadono supini)

L'angelo: Io vado. Voi, salvate il vostro pianeta.

(L'angelo va via)

Coro: "Uomo, uomo stai attento, che adesso col tuo progresso distruggerai te stesso".

FINE

e-mail Nunziococivera@tiscalinet.it